N° 8 | Maggio 2007

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Le donne sono incaricate di trasportare i manghi ed appoggiarli a terra, in un punto ben preciso, in attesa che vengano ripartiti ed “affidati” alle famiglie.

 

Antonio ha assistito personalmente alla consegna delle piante, e si è commosso nel vivere questa esperienza “in prima fila”. Per noi è stato importante poterlo avere tra noi, proprio in quel giorno, a testimonianza dell’onestà di questo progetto. Sicuramente conoscere Garashi è stato per lui indimenticabile…

 

Il lavoro procede ritmicamente, lentamente, sembra una processione…

 

E’ arrivato il camion che contiene i primi 1.000 manghi. Gli abitanti di Garashi si avvicinano ed iniziano a scaricare le piante.

 

Da sinistra: Antonio, Giulia, Dama (mamma di Joseph), il piccolo Pietro, Joseph. Una foto ricordo di una giornata che nessuno di noi dimenticherà MAI.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Verde Garashi: il nostro primo reportage!

di Giulia Rumor

 

Carissimi lettori, vi avevamo promesso che vi avremmo tenuto periodicamente informati e aggiornati sull’evolversi del progetto solidale Verde Garashi... e quindi siamo qui, a raccontarvi di come sono andate le cose sino ad ora.

 

Era il 24 gennaio... il giorno della consegna a Garashi delle prime 1.000 piante. Le altre 1.000 verranno consegnate tra pochi giorni. Siamo partiti la mattina prestissimo e, con un camion capiente, ci siamo recati a ritirare e caricare le piante presso il Kenya Agricultural Research Institute, che si trova a Msabaha, tra Malindi e Watamu. Le operazioni sono state un po’ lente, visto che esistevano solo 2 piccole carriole, ma alla fine, verso le ore 9,30, siamo partiti alla volta di Garashi!

Il viaggio è stato davvero INDESCRIVIBILE. Le strade erano impraticabili e, giunti a soli 7 km dalla destinazione, il camion che trasportava le piante e il nostro pulmino si sono letteralmente impantanati fino a metà ruota. Fortunatamente dal bush sono comparsi una decina di ragazzi che, desiderosi di prestarci aiuto, si sono messi a spingere simultaneamente i 2 mezzi (dopo una serie interminabile di tentativi con funi e altri mezzi, verificatisi vani), consentendoci, dopo circa 2 ore di attesa sotto il sole cocente (con il terrore di dover rimanere bloccati per chissà quanto tempo, visto che quelle strade non vengono percorse con frequenza...), di uscire dal fango e poter procedere verso la mèta. In effetti nelle nostre menti ci chiedevamo come avremmo fatto a ripercorrere la stessa strada, al ritorno, ma l’entusiasmo di poter arrivare a consegnare i manghi era maggiore delle nostre preoccupazioni.

 

Alle 13,30 arriviamo... e troviamo decine e decine di persone che, avvisate dal sindaco, erano venute ad accoglierci per ringraziarci e prendere in consegna le piante di mango. Ci guardavano con occhi sospettosi (forse si chiedevano il motivo di questa generosità?! Non sono abituati a ricevere…senza dare nulla in cambio!), ma pronti a trasformare la diffidenza in sorriso. Non appena abbassammo il portellone del camion lentamente le donne iniziarono a scaricare, a mano, i piccoli manghi, uno per ogni mano, e riporli in un punto centrale, sotto un grande albero affinché il caldo dell’equatore non rovinasse e seccasse le piccole piante.

In circa un’ora l’operazione si concluse. Era strano per noi vedere come le donne lavorassero, con i bambini sulle spalle, mentre gli uomini stavano seduti all’ombra, ad assistere all’operazione. A questo punto il sindaco iniziò a spiegare nel dettaglio agli abitanti di Garashi la natura del progetto (di chi era stata l’idea, chi era lo sponsor e il motivo,...), e chiese poi a Joseph di prendere la parola, per presentare l’iniziativa e dare indicazioni ben precise sul mantenimento delle piante in oggetto. Noi avevamo portato con noi un tecnico del Kenya Agricultural Research Institute, che mostrò come interrare la pianta, come creare una protezione dai raggi solari indispensabile nei primi mesi, come intervenire in caso insorgano problemi legati a parassiti o lenta crescita, come annaffiarla nei primi giorni,... Raccontò che quelle piante di mango sono il risultato di un delicato ma utilissimo lavoro di innesto: il fusto è ricavato da un tipo di mango molto resistente e che cresce velocemente, mentre la chioma ricavata da un tipo di pianta che dà molti frutti, e con una polpa deliziosa. L’innesto crea quindi una pianta che è resistente, cresce velocemente, ha bisogno di poca acqua e dà tantissimi frutti, dal sapore ottimo!

A quel punto erano gli uomini ad occuparsi della faccenda. Prendevano appunti, facevano domande. E le donne se ne stavano in disparte. Qualcuna ci offrì delle pannocchie di mais abbrustolite, oppure del tabacco da masticare. Altre dei giochi artigianali per il piccolo Pietro.

Al termine dell’operazione di “consegna”, che si svolse con la proverbiale e ormai abituale lentezza insita nella natura africana, la gente iniziò a ballare e a suonare rudimentali strumenti, per ringraziare noi ed Antonio di quanto stavamo facendo per la comunità di Garashi. Antonio si commosse, mi disse che non avrebbe mai pensato che quella fosse la realtà di Garashi, e mi ringraziò mille volte di avergli permesso di vivere un’esperienza come quella, che (testuali parole), insegna davvero a vivere! Per noi fu davvero un momento che non dimenticheremo mai.

 

Poi ripartimmo... con il terrore di rimanere di nuovo bloccati nel fango. Purtroppo il viaggio fu nuovamente allucinante. Inutile descrivere tutto quello che ci successe, basti dire che arrivammo a casa alle 23,10, stremati e provati sia fisicamente che emotivamente dalla giornata e dall’esperienza vissuta in prima persona.

E’ stato davvero indescrivibile.

 

Tra pochi giorni verranno consegnate a Garashi altre 1.000 piante di mango. Nel frattempo abbiamo mandato a Garashi un nostro incaricato, insieme al tecnico del Kenya Agricultural Research Institute, che hanno verificato la buona salute dei manghi consegnati a gennaio.

 

Vi aggiorneremo prestissimo, speriamo con altre foto, sul nostro progetto del quale, non ve lo nascondiamo, siamo FIERI!

 

Con l’occasione ringraziamo pubblicamente Antonio, Paola, Gianna, Gianni, Mariapia, Fam. Rosa, Cathi, Costanza, Marco, Mary, Davide, per aver contribuito al progetto. Ognuno di loro è “proprietario” morale dei manghi di Garashi!

 

ATTENZIONE: Alcuni giorni fa, il 2 aprile per l’esattezza, abbiamo ricevuto una mail pungente da Fabrizio Latini, che sfortunatamente non conosciamo personalmente. Dopo averla letta attentamente, e dopo aver risposto al mittente, abbiamo deciso di pubblicare la sua mail, e la nostra risposta. Troverete i testi integrali a seguire (inclusi gli errori di battitura e di grammatica). Tutto questo perché riteniamo ciò possa servire ai nostri lettori per capire meglio chi siamo, e forse anche a tutti coloro che, senza conoscere persone, fatti e luoghi, hanno l’abitudine di sparare a zero solo per il gusto di offendere e accusare il prossimo (senza elementi per poterlo fare). A voi lasciamo ogni commento...

 

Il giorno 02/apr/07, alle ore 08:29, fabrizio latini ha scritto:

 

Salve, mi chiamo fabrizio.

Ho letto sul vostro sito la "lodevole" iniziativa di cui vi siete fatti autori per aiutare gli abitanti di Garashi. Vorrei fare anch'io qualcosa per gli abitanti di Garashi: che li lasciate in pace!!!! e non li utilizziate come oggetto di sfruttamento per degli scopi tutt'altro che umanitari.

La vostra è soltanto l'ennesima iniziativa finta solidale, che tende ad ottenere un qualcosa a fini prettamente personale.

Conosco molto bene il Kenya, per ragioni di lavoro. Ho percorso migliaia di chilometri tra Kenya e Tanzania: non ho mai visto da nessuna parte bambini con il ventre rigonfio per la fame!!! Sappiamo perfettamente io e voi che in realtà nella stragrande maggioranza delle situazioni la fame in Kenya non è un problema.

Non conosco Garashi, ma immagino che la situazione sia come nelle altre zone rurali. Inoltre parlare di siccità, soprattutto nel'ultimo anno, non ha completamente senso, dal momento che l'ultima stagione delle piogge è finita a dicembre!!!! Tant'è che la statale della costa è piena di buche a causa delle piogge torrenziali.

Se la situazione fosse così drammatica nella zona di Garashi (e non è assolutamente drammatica), i nostri cari Giriama (che vivono da secoli lungo la fascia costiera), si sarebbero trasferiti in altre zone più rigogliose, la costa vera e propria. O vogliamo veramente credere che gli africani siano così stupidi da continuare a vivere in una zona dove non piove e si muore di fame?

Di che tribù è Joseph? Non è sicuramente Giriama, perchè con quello che scrive insulterebbe a morte tutti i fratelli della sua comunità.

La favoletta della popolazione che ha annientato la foresta per poter coltivare mais non sta in piedi. A me risulta che i colonizzatori europei abbiamo completamente distrutto la foresta per ragioni economiche, per poter utilizare il legname pregiato. E non solo a Garashi, ma in tutto il Kenya.

Vorreste ricostruire la foresta litorale per poter riportare la pioggia a Karashi? Modificare quindi tutto il clima di un'intera nazione, o creare semplicemente un nuovo "microclima" appositamente per Garashi? E chi siete? Dio? Per cortesia, desidererei modificare il microclima della mia città, perchè in inverno è un po' troppo freddo... Riuscireste sicuramente a farlo. Magari facendo una raccolta fondi tra qualche aspirante sposino...

Popveri Antonio e Paola, quanto potrebbero spendere meglio i soldi dei regali di nozze...

Costruire un pozzo a Garashi? Perchè? Le donne raccolgono l'alcqua con delle taniche da pozzi profondi metri e metri? Quanti metri per l'esattezza? 10? 15? più? E' quello che hanno sempre fatto, e fanno tranquillamente in tutta l'Africa, senza nssun dramma.

Cari Joseph e Giulia, state percorredno strade già battute da altri nostri connazionali in terra d'Africa, e francamente ogni volta mi si stringe il cuore a pensare a che livello di bassezza può giungere l'animo umano.

Non avevate veramente nessun'altra alternativa per sbarcare il lunario? Io mi sono sposato da poco, e magari un giorno lo farò di nuovo. Volete che organizzi una raccolta fondi pro Joseph e Giulia?

Dovreste mandarmi una vostra foto con lo stomaco gonfio e gli occhi incavati dalla fame...ma francamente non mi sembrate molto malnutriti...e finchè gli ingenui italiani crederanno alle vostre favolette, problemi di fame non ne avrete di sicuro...

buona giornata

Fabrizio

 

Carissimo Fabrizio.

Mi dispiace che tu abbia tutto questo veleno, dentro di te! Ma questi sono solo fatti tuoi. Per quanto ci riguarda, e per ciò che concerne il progetto solidale VERDE GARASHI, volevo soltanto dirti un paio di cose, giusto perchè tu ti renda conto di quante cretinate e cattiverie inutili tu abbia scritto.

 

1) Antonio è mio padre. Ed è venuto a vedere Garashi con i suoi occhi. Ha verificato personalmente la situazione, prima di devolvere i suoi soldi.

 

2) Abbiamo documentato fotograficamente la consegna dei manghi, quindi potrai verificare sul prossimo magazine, on-line dal 1 di maggio prossimo, se i soldi sono andati ad arricchire i nostri conti correnti personali.

 

Per il resto non voglio perdere tempo a risponderti, perchè non ne vale la pena.

 

Ti auguro di riuscire, un giorno, a conoscere alcune zone del Kenya. Vedere alcune realtà sicuramente ti addolcirebbe un po'. Un caro saluto Giulia

 

P.S.: Volevamo avvisarti, per correttezza, che pubblicheremo integralmente la tua mail sul nostro sito. E' giusto che la gente sappia che esiste Fabrizio Latini, e che dice e scrive certe cose. Noi non abbiamo NIENTE da nascondere, e NIENTE di cui vergognarci. Il progetto VERDE GARASHI è un progetto VERAMENTE solidale. Noi non solo non abbiamo intascato un euro, ma ce ne abbiamo messi dei nostri, nonchè fatica e tempo.