N° 5 | Novembre 2006

I pozzi che vogliamo realizzare a Garashi sono muniti di pompa idraulica manuale. In questo modo sarà possibile estrarre l'acqua con facilità, senza dover immergere la tanica più volte, e tirare il peso per metri e metri

 

Senza la pompa idraulica le donne di Garashi sono costrette a svolgere un lavoro pesante per recuperare la tanica piena d'acqua.

 

A Garashi ovunque viene

piantato il mais. I raccolti spesso non danno risultati (a causa della scarsità delle piogge), pertanto la popolazione si trova a non aver nulla di che sfamarsi.

 

Vista di Garashi. Il mais ed in lontananza qualche albero di mango, piantato qualche anno fa da Joseph.

 

Uno dei manghi piantati da Joseph, con il frutto

caratteristico

 

Uno dei villaggi di Garashi.

Al centro di ogni villaggio (composto in genere da 4/5 capanne) dominano uno o due alberi con chioma, utili a creare una zona d'ombra dove si

pranza, si riposa, si siede a dialogare.

 

 

Un'idea, un progetto, un aiuto concreto per il futuro degli abitanti di Garashi

di Giulia Rumor

 

Garashi è una delle zone più povere dell’entroterra keniota, si trova a circa 80 km da Malindi, e quindi dal mare. E’ lontana dalle zone in cui il turismo ha portato il benessere. Circa vent’anni fa a Garashi hanno iniziato ad arrivare e ad insidiarsi molte famiglie della tribù dei Giriama che, attirate da una terra fertile e da una zona in cui pioveva molto, avevano la possibilità di coltivare il mais (alimento base della loro cucina).

A quei tempi la zona era una foresta (i kenioti la definiscono “bush”), e per renderla coltivabile e abitabile fu necessario disboscarla, ripulirla, per poi ararla e suddividerla in appezzamenti, affidati e venduti alle varie famiglie e comunità. La vegetazione era considerata, a ragione, infestante, e doveva lasciare posto alle coltivazioni di alimenti commestibili, volti a sfamare e a nutrire.

Ogni piccolo villaggio manteneva un solo albero, in genere un grande albero con la chioma (es. tamarindo), utile a creare una zona d’ombra indispensabile per riposare, pranzare, trovare sollievo dal caldo. Tutto ciò che non aveva un’utilità veniva sradicato, eliminato. Nel giro di pochi anni la zona di Garashi ha assunto l’aspetto del deserto. A forza di disboscare e ripulire, oggi solo pochi, rari alberi, sono visibili tra i campi di mais. Il problema e il paradosso è che oggi non piove più, a Garashi, e quindi i raccolti di mais sono sempre più miseri e insufficienti a soddisfare i fabbisogni della popolazione della zona.

Basta addentrarsi nei piccoli villaggi per vedere i bambini con i ventri gonfi, denutriti, malati. Tutto ciò perché non piove più a sufficienza.

E questo avviene perché le nubi gonfie d’acqua vengono “attratte” dal verde, dalla vegetazione, dagli alberi. E a Garashi la vegetazione ad alto fusto è ormai pressoché inesistente.

 

Qui nasce il nostro progetto. Ovvero iniziare a riportare a Garashi l’acqua, la pioggia, le nubi che garantiscono l’irrigazione della terra, e quindi i grandi raccolti di mais. Aiutare la gente ad avere di che sfamarsi, a credere nel futuro.

L’idea è nata parlando con il sindaco di Garashi. Vogliamo acquistare delle piante di mango di circa 80 cm di altezza, quindi piante che nel giro di 3-4 anni al massimo saranno in grado di produrre i frutti (il mango è un frutto molto calorico e nutriente, ed a ragione viene mangiato da bambini e adulti, in Kenya).

Regaleremo e “affideremo” queste piante agli abitanti di Garashi, ottenendo in cambio l’impegno di annaffiarle e di svolgere la “manutenzione” necessaria affinché gli alberi crescano (il mango è una pianta che cresce molto velocemente. Si parla di circa 1 metro all’anno). In questo modo la gente avrà delle piante “utili”, ovvero che producono frutta commestibile, e Garashi comincerà a tornare verde, un po’ alla volta, favorendo in questo modo il ritorno di piogge copiose in tutta la zona. Inoltre avremo modo di “insegnare” alla gente di Garashi come risolvere un problema, ma per sempre, non solamente per un breve periodo (si dice che, piuttosto che regalare del pesce, è meglio regalare una canna da pesca, ed insegnare alla gente come pescare. Solo così si danno risorse che risolvono i problemi...). La gente sarà sensibilizzata e responsabilizzata, sarà coinvolta attivamente alla salvaguardia del proprio ambiente e al mantenimento di una risorsa che qualcun altro gli ha voluto regalare.

 

Quindi… questa era la nostra idea. Da proporre a chi aveva voglia di devolvere qualche soldo o di portare un aiuto alle popolazioni bisognose (ne incontriamo tante, di brave persone che, dopo aver toccato con mano la situazione dell’Africa appena lontano dalle zone turistiche, ci chiedono di poter fare qualcosa, di dare delle piccole somme con la certezza che serviranno ad aiutare qualcuno...), da portare avanti con fiducia e pazienza con quello che noi stessi potevamo destinare a questo progetto. Ed ora stiamo per rendere reale un’idea!

Grazie ad Antonio e Paola, che hanno deciso di fare del loro matrimonio un’occasione davvero speciale per aiutare il prossimo.

Si sposeranno il prossimo 25 novembre, e stanno invitando tutti i loro amici e parenti a devolvere la somma che sarebbe stata utilizzata per acquistare un regalo di nozze (com’è abitudine fare) per la realizzazione di questo progetto.

Contiamo tutti sulla generosità dei loro invitati, certi che per molti sarà anche un’occasione per sentirsi attivi e utili alla risoluzione di un problema in Africa!

Antonio e Paola hanno un obiettivo ambizioso e lodevole: vorrebbero riuscire a piantare almeno 1.500 alberi di mango, e realizzare due pozzi muniti di pompa idraulica manuale. In questo modo anche l’approvvigionamento idrico necessario per il primo anno all’irrigazione delle piante sarebbe più semplice (senza la pompa le donne sono costrette a calare una tanica con una fune, e poi sollevarla manualmente per metri e metri), e la comunità di Garashi avrebbe i primi pozzi con pompa idraulica! Per ogni albero di mango piantato (e trasportato fino a Garashi!) serviranno circa 4 euro. Per la realizzazione di un pozzo, l’acquisto e l’installazione della pompa serviranno circa 2.000 euro. In totale, quindi, vogliamo riuscire a raccogliere circa 10.000 euro. Noi, Antonio e Paola contiamo di farcela.

E non è escluso che altri amici “viaggiatori”, che hanno già visitato Garashi con noi, non vogliano “intromettersi” in questo progetto e renderlo più grande, più ambizioso, più importante.

 

Noi vi terremo sempre aggiornati sugli sviluppi. Con materiale fotografico e con un report dettagliato periodico (ci piacerebbe potervi riportare anche qualche intervista o commento rilasciato dagli abitanti della zona).

 

Per noi è davvero una grande gioia poter raggiungere questo obiettivo.

Ed è quindi con il cuore pieno di emozione che diciamo GRAZIE ad Antonio e Paola, e GRAZIE a tutti i loro amici e parenti, che contribuiranno, insieme, a realizzare un sogno per noi e un sogno per gli abitanti di Garashi!

Per chiunque voglia ricevere informazioni maggiori, oppure voglia contribuire a questo progetto, che vogliamo chiamare “Verde Garashi”, scrivete a Giulia e Joseph (info@maldafrica.net). Saremo lieti di parlare con voi, felici di dividere con voi il nostro amore per l’Africa e il nostro desiderio di aiutare chi ha bisogno.