N° 5 | Novembre 2006

 

Tra terra e cielo di Catharina Beretta

 

Un’isola senza tempo, un mondo meraviglioso che va scoperto a piccoli passi, in silenzio, cercando di catturare ogni respiro, ogni piccola vibrazione emessa dalla natura dominatrice e incontaminata...

Joseph nel mese di maggio scorso si è recato in Madagascar, ha visitato il paese ed ha trascorso qualche settimana nell’incantevole e magica isola. L’ha attraversata in lungo e in largo, inoltrandosi nelle fitte e rigogliose foreste che si allungano fino a raggiungere le bianche spiagge tropicali, visitandone la capitale, Antananarivo, e le città principali, fermandosi spesso nei villaggi lungo la strada per scambiare qualche parola con la popolazione locale, lasciandosi letteralmente affascinare dalle tante storie e dalle leggende che gli sono state raccontate. Il Madagascar, infatti, non è solo un paradiso naturale ed ecologico unico al mondo, ma è anche un groviglio suggestivo di tradizioni, cultura, usi e costumi.

 

Al suo ritorno, Joseph ci ha trasferito e raccontato tutto quello che ha visto, ci ha riportato con entusiasmo le storie che ha sentito, gli aneddoti, le avventure che ha vissuto e le piccole grandi curiosità che lo hanno colpito. Abbiamo così deciso di coinvolgere anche voi, cari lettori, e parlarvi di come viene vissuto uno degli aspetti più importanti della religione e dalla vita sociale malgascia, ossia il culto dei morti.

Secondo la cultura religiosa malgascia vi è un forte legame tra vita e morte, legame reso ancora più solido dagli antenati e rappresentato in maniera concreta dalle tombe. In Madagascar, infatti, le tombe fanno parte integrante del paesaggio, vengono viste come luoghi sacri e la terra dove vengono edificate è sacra ed inalienabile. Le tombe rispecchiano la condizione sociale che il morto aveva un tempo, perciò vengono costruite con estrema attenzione e con un alto dispendio di soldi e di energie (tanto é che una tomba può costare più dell'abitazione in cui il defunto ha trascorso la vita!). Esse assumono caratteristiche differenti a seconda della tribù: possono essere costruite in una solida struttura di pietra, situata parzialmente sotto terra, a volte ricoperta da intricati legni intagliati, rifiniti con dipinti che rappresentano scene di vita relative al morto (alcune tribù addirittura sono solite dipingere scene esplicite di sesso per simboleggiare la potenza e la fertilità dell'antenato).

La religione malgascia è molto vicina a quella cristiana (la tradizione afferma l’esistenza di un solo Dio creatore dell’Universo), anche se lo stampo resta comunque di carattere animista e molti malgasci mescolano la fede cristiana con antichi riti, spesso rivolti agli antenati, poiché è attraverso di loro che gli uomini pregano Dio.

Una volta morti, infatti, i defunti raggiungono una dimensione molto vicina a quella di Dio, tanto da essere in grado di intercedere appunto tra Dio e gli uomini. Ma perché gli antenati siano ben disposti a svolgere questo compito, occorre che gli uomini si dedichino a loro e salvaguardino la loro serenità attraverso la cura dei loro resti e delle loro tombe. Ci ha spiegato Joseph che viene data grande importanza alla cerimonia funebre.

Il funerale di una persona cara, infatti, non è considerato un momento di lutto, ma, nonostante sia un’occasione triste, é un evento molto importante che va celebrato con gruppi di musicisti, banchetti, guaritori e santoni tradizionali, talvolta anche sacrifici di zebù (la tradizionale mucca locale).

Il corpo del defunto viene lavato e avvolto in teli di seta, per poi essere deposto nella tomba precedentemente predisposta. In alcune tribù, inoltre, vi è l’usanza di appiccare un fuoco e bruciare l’abitazione del morto per distruggere gli spiriti negativi, e successivamente ricostruirne una nuova per la famiglia rimasta.

Il legame tra vivi e morti è enfatizzato da un’antica usanza, il Famadihana. Letteralmente significa “voltare le ossa a nuova sepoltura”, in pratica consiste nello spostare periodicamente da una tomba ad un’altra i resti del defunto per riunirne le ossa con quelle degli antenati e sostituirne il sudario ormai consunto. Anche il Famadihama è considerata una cerimonia lieta, nella quale il dolore per la perdita di un congiunto lascia spazio all’euforia di poterlo stringere nuovamente fra le braccia, anche se solo per qualche ora.

La cerimonia ha inizio di solito nel primo pomeriggio, dopo un pasto collettivo a base di riso e cotenna di maiale bollita. Tutti i membri della famiglia, vestiti a festa, si avviano in processione verso la tomba del defunto per il quale è giunto il momento di tornare sulla terra. Giunti alla tomba, un membro anziano della famiglia si occupa di aprire la pesante porta in cemento e i parenti, uno dopo l’altro, entrano a recuperare le salme dei loro cari.

Il corpo del defunto (o meglio quello che ne resta) viene poi sdraiato su una lettiga e portato in giro attraverso i luoghi in cui a vissuto; la gente gli parla come se fosse ancora vivo, mostrandogli i cambiamenti del villaggio, raccontandogli le novità...di fatto secondo loro il morto può ancora sentire e vedere.

Al termine, un attimo prima che il sole tramonti, il defunto viene restituito al suo mondo per altri quattro anni. La cerimonia, infatti, avviene durante l'inverno, tra luglio e settembre e generalmente dopo circa 3-5 anni (a seconda della congiunzione degli astri), anni nei quali la famiglia del defunto ha il tempo per preparare la festa. E’ considerata una vera e propria offesa per il defunto, infatti, se il Famadihana viene rimandato nonostante la famiglia sia in grado di sostenerne la spesa. Nonostante il rito risulti ai nostri occhi un po’ insolito e ci appaia lontano dalla nostra cultura, ciò che ci colpisce di più è sicuramente l’enorme sforzo economico che le famiglie dei defunti compiono per onorarne la morte, e la dedizione che impiegano nel venerare gli antenati, mantenendo sempre vivo il legame tra vita e morte.

L’Africa mantiene vive tante, tantissime tradizioni e culti che noi, nella nostra vita moderna, abbiamo completamente dimenticato. Peccato, perché nel passato ci sono significati, storia e sapori che sono patrimonio imperdibile di un popolo.